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Nella terra di mezzo


By laura - Posted on 13 marzo 2010

Nella terra di mezzo

La terra di mezzo è proprio quella in cui mi sto muovendo io. Cammino lentamente, la percorro, sapendo bene da dove e quando ho iniziato il cammino. Non so nulla, invece, del termine di questo viaggio iniziato con consapevolezza da più di un anno ma nel quale ho mosso i primi passi inconsapevoli molto tempo fa, quando già sapevo di essere ammalata.

Saperlo, inizialmente, non ha scalfito l’illusione di una vita inquadrata e regolare che ritenevo essere sotto controllo. La consapevolezza è arrivata, con violenza, quando la malattia mi ha portata nella situazione estrema per ogni essere umano: seduta sulla riva del fiume a contemplare la propria vita, come una storia, e sull’altra sponda un paesaggio immerso nella nebbia, dove mi aspetta quel mistero che viene chiamato morte ma che, in fondo, nessuno sa cosa sia né come sia fatto.

Ecco, il primo passo che ho mosso nella terra di mezzo è stato quello di tollerare l’imponderabile, di assumere il fatto che per vivere occorre accettare il mistero in cui siamo avvolti, che è il nostro retaggio alla nascita e il nostro destino nel momento della morte.

Il secondo passo nella terra di mezzo è stato quello di distogliere l’attenzione dal paesaggio misterioso al di là del fiume e di guardare il fiume stesso. Lì la vita scorre ancora, io ne sono ancora parte e non devo dimenticarlo mai. Mi muovo nella vita con difficoltà perché il corpo è sofferente e questo riporta spesso il pensiero al paesaggio misterioso. Eppure il fiume scorre e la mia vita c’è ancora, è palpabile, la sento.

Per continuare a vivere nella terra di mezzo, e questo è stato il terzo passo, ho imparato a essere meno attiva di fuori ma molto, molto in movimento di dentro. Mi sposto continuamente lungo questo cambiamento di prospettiva. Dalla dimensione della vita quotidiana, così come siamo abituati a pensarla, alla dimensione della vita interiore. Un movimento che mi porta inevitabilmente dal particolare e dalla limitatezza delle azioni quotidiane, al senso di infinito e di infinite possibilità contenute nel mio interno.

E’ attraverso questo movimento continuo dall’esterno all’interno, dal particolare all’universale che ho trovato la musica e il canto.
Perché bisogna capire che, camminando nella terra di mezzo, si cambia. Si cambia di dentro. Accettare questa verità è stato il mio quarto passo nella terra di mezzo, un passo che mi ha guidato lungo un sentiero senza ritorno, un percorso di verità, di cambiamenti, di nuovi equilibri, di libertà.

In realtà la vita cambia, cambia in continuazione e anche noi cambiamo. Spesso solo superficialmente. Cambiamo città, mariti, mogli, fidanzati, lavoro, amicizie, abbigliamento, stile di vita, dieta, hobby. Prima praticavamo Yoga, poi siamo passati al Pilates e ci sembra una grande novità. Ma dentro siamo sempre uguali. Mi è capitato di cambiare spesso realtà e situazioni. Sono quella che si potrebbe definire una persona profonda ma inquieta. In realtà non ho fatto altro che replicare gli stessi schemi affettivi e comportamentali con persone e in situazioni diverse. Mi sono creata una grande illusione di rinnovamento, rimanendo in realtà sempre ferma.

E’ a causa di questa situazione illusoria che molte persone come me, quando sono travolte dall’onda d’urto della malattia grave, squarciano con coraggio il velo di Maja e accettano di vivere nella verità il tempo che resta. Nella terra di mezzo non esiste la menzogna.

Guardando in faccia la vita e la morte in modo equanime, senza paure, senza bugie, ho capito che arriverò alla morte solo quando avrò finito davvero di vivere. Nel frattempo posso godere i vantaggi di abitare nella terra di mezzo. Vivo la grande emozione della rinascita, che è poi il vero senso del rinnovamento. Riesco a percepire con una lucidità che prima non possedevo, la mia vera natura, i miei desideri profondi.

Si cambia, nella terra di mezzo. La terra di mezzo è un luogo dell’anima in cui si rimescolano tutte le carte e si gioca una nuova partita, quella più importante per dare un senso autentico alla propria esistenza.

Essere gravemente ammalati è un dramma ma vivere con consapevolezza nella terra di mezzo può diventare un grande privilegio.

Ogni giorno mi chiedo come finirà per me questa storia. Immagino una telefonata che mi annuncia la presenza di un fegato adatto, la mia corsa in ospedale, l’intervento e la guarigione. Qualche volta, nei momenti cupi, immagino che quella telefonata potrebbe non arrivare mai oppure arrivare troppo tardi, a molte persone succede.
L’unico motivo per cui mi dispiacerebbe davvero lasciare la vita così presto è la sensazione che poi, nel paesaggio nebbioso, potrei avere una grandissima nostalgia delle persone che amo. Potrei sentire fortissima la loro mancanza. Ma forse sarà tutto diverso e non si può saperlo adesso.   

   

 

 

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